La nascita - Michele Pittoni

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Racconti e poesie > Il DNA dell'universo

La nascita      la vita       La crescita         la morte

La vita stava iniziando a germogliare;  due fonti di energia che provenivano da distanze incommensurabili si stavano avvicinando attratte da una forza inarrestabile. Ognuna portava in se il suo inconfondibile codice genetico stampato dopo infiniti tentativi di perfezione, una vibrazione composta da infinite armoniche, dove ogni ipotesi era possibile ma solo una probabile, dove esistere o non esistere erano condizioni di realtà altrettanto valide. Le regole erano poche e chiare, la vibrazione dell’energia di ciascuna trovava il proprio intreccio naturale in quella dell’altra in una dimensione infinitesimamente piccola e dove lo scarto di un nulla avrebbe comportato la non esistenza ed il lento spegnersi dell’energia pronta ad esplodere.

Come previsto l’incontro ebbe luogo, ma nulla di fragoroso, solo un compenetrarsi di due vibrazioni in sintonia con infinite armoniche possibili ma ben codificate; la prima scintilla era scoccata, il primo moto oscillatorio concentrico aveva incominciato un lento ma inarrestabile lavoro, creando un vortice spaziotemporale che richiamava altra energia da un altro tempo in via di estinzione dove le energie residue e violente dettate dalla trasformazione della materia premevano come dentro un imbuto per poter ritrovare vita e forza nella nuova dimensione che si era creata.

L’energia in eccesso si staccava dal vortice primitivo e creava nuovi punti di attrazione per richiamare a se nuova energia, e pian piano ciascuno acquisiva una propria identità armonica, funzionale all’equilibrio complessivo del sistema. Oramai era come se una marea d’acqua premendo su una diga avesse rotto gli argini, i passaggi spazio temporali crescevano in progressione logaritmica tanto da impedire alle energie periferiche di allontanarsi abbastanza rapidamente dalla crescita del nucleo. L’energia non aveva sufficiente spazio e le pressioni armoniche erano incommensurabilmente grandi tanto da collassare l’una sull’altra schizzando come proiettili impazziti secondo logiche assurdamente predefinite.

Stava crescendo qualcosa di più compatto mentre i vortici di energia risucchiavano altra energia secondo le loro precise regole armoniche, nulla poteva entrare che non fosse necessario; l’espansione aveva trovato la sua regola, dettata dalla vibrazione primitiva, l’espansione seguiva il suo percorso in modo sempre più ordinato andando a riempire il nulla con energia compatta secondo schemi precisi, non c’era più nulla di casuale; dalla possibilità della non esistenza si era passati all’esistenza, tutte le vibrazioni armoniche avevano trovato sostegno dall’energia recuperata, come una nota di violino trae sostegno dalla forza dell’archetto che rilascia sulla corda. Il dolore della fine di uno spazio tempo si stava trasformando nella consapevolezza della nascita di un nuovo universo.

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