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Racconti e poesie > Il DNA dell'universo

La nascita       La vita       La crescita         la morte

 

Da qui in avanti la storia è conosciuta, o almeno pensiamo di conoscerla, crediamo che la nostra mente la possa capire, teorizziamo e facciamo ipotesi: parliamo del nostro universo, senza sapere cosa c’era prima e cosa ci sarà poi, immaginando che il caso abbia contribuito a fare ciò che vediamo, che il caso abbia creato quel miscuglio di sostanze infernali (o divine, a secondo dei punti di vista) che hanno dato origine alla vita sulla nostra terra, immaginando, sperando di essere gli unici nell’universo a godere di quel privilegio grandissimo che è la coscienza di se stessi, la capacità di autodeterminarsi.  Ma proviamo a capovolgere tutto; non sono sicuramente il primo a dirlo, ma mi piace spiegarlo a modo mio: e se noi non fossimo il punto di arrivo bensì incarnassimo l’essenza del punto di partenza, allora l’universo stesso sarebbe il frutto necessario ed imprescindibile della nostra esistenza e noi saremmo semplicemente la regola applicata alle regole generali della vita dell’universo;

nulla avrebbe potuto essere diverso, l’universo stesso sarebbe nato e cresciuto attraverso quel codice genetico che ci incarna e dove resta impressa la sua storia e la storia della nostra vita; un universo che non avesse avuto la possibilità di replicarsi attraverso la consapevolezza di sé non sarebbe stato un universo possibile; ed a noi non è dato di conoscere ancora, e forse mai, le vere regole alla base della vita.
Chi di noi si ricorda il momento in cui è iniziata la consapevolezza di sé? Io personalmente ho un ricordo di quando avevo pochi mesi di vita: ricordo distintamente che ero a letto ammalato ed in fondo al letto, in piedi, mio zio Filippo mi mostrava una lama di un coltello su cui c’erano appiccicati due pezzettini di carta bianchi e poi improvvisamente i due pezzi di carta diventavano tre;

ricordo la sensazione di incredulità, affascinato dal luccichio della lama e dalla trasformazione di pezzettini di carta, ricordo il mio stupore; mio zio morì quando non avevo ancora due anni, e solo dopo capii che il trucco stava nel far girare la lama sulle due facce su cui erano disposti i pezzetti di carta, eppure è uno sprazzo chiarissimo di memoria. E prima? Ricordo quando in braccio a mia zia Isabella guardavo uno specchio appeso alla parete del corridoio nella casa di Pesaro dove era disegnata una rosa: lo specchio esiste ancora, è nell’ingresso di casa nostra. Ed io, in braccio a Lei, cercavo di dire “rosa”, ma non riuscivo a pronunciare la “r”. E prima? Prima non so. Prima ci sono solo i sogni che ogni tanto, al risveglio, mi lasciano la sensazione di avere già vissuto in una fase primordiale le stesse emozioni e sensazioni.


Ma ritorniamo al nostro universo, che cosa ne pensi, avrà già raggiunto oggi il momento in cui riesce ad avere consapevolezza di sé stesso e della sua esistenza? Sarà cresciuto abbastanza da rendersi conto della sua esistenza? La scienza ci dice che il nostro cervello è la sede in cui, da qualche parte, si forma la nostra consapevolezza, e che perché ciò avvenga è necessario che si completi il reticolo del nostro sistema nervoso, come se così facendo dessimo forma e consistenza a quella parte di cellule che sarebbero la nostra mente. E’ il grande interrogativo di sempre: la nostra mente , l’Anima, esiste perché esistiamo noi o esiste in quanto tale e cerca solo un corpo in cui albergare? Eppure, a guardare bene, la sede della nostra consapevolezza, la nostra materia grigia è tecnicamente formata dal vuoto, perché tale è la materia una volta che la guardiamo nelle sue componenti infinitesimamente piccole, gli atomi ad esempio, dove tra nucleo ed elettroni vi sono distanze relativamente astronomiche. Ed allora proviamo ad andare avanti nella nostra storia primitiva.

 
 
 
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