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Racconti e poesie

Centro di attrazione

Ci sono dei luoghi che, per loro natura, assumono nella nostra vita un significato particolare, sono il centro di attrazione di storie, emozioni, sentimenti e sembra siano dotati di una loro forza primordiale che gli consente di portarle tutte a sè.
Il lungo filo degli eventi che si srotola nella vita così, a volte, ci riserva delle sorprese veramente inimmaginabili...
Come ieri sera quando sono andato a prendere Barbara per andare a ballare; non ero mai stato da lei, mi aveva dato il suo indirizzo ed il navigatore mi aveva docilmente condotto fin sotto il suo portone... Già lungo la strada avevo rivissuto qualcosa di familiare, quella strada l'avevo percorsa innumerevoli volte quando, con mio padre, andavamo a trovare mia zia Isabella a Novate Milanese (parlo di 50 anni fa più o meno...); la Milano Meda finiva alla periferia di Milano ed una volta usciti si girava a sinistra verso Novate Milanese; adesso arrivavo da fuori, da Cesano Maderno, ma all'uscita la strada era la stessa. Mia zia abitava sulla destra di via Repubblica, la strada principale che portava alla stazione, in una di quelle vecchie case non a ringhiera ma comunque con la grande corte al centro, con quei meravigliosi portici di una volta, la farmacia vicino al portone di casa (ah... sì anche questo dovrò raccontare...), i negozi, l'odore di cucina che riconoscevo ogni volta che salivo le scale, pareva ne fossero impregnati i muri, il corrimano di legno, ogni cosa, ma era l'odore di casa... Dunque, sì, andiamo avanti, il navigatore mi aveva condotto fin davanti al portone di Barbara, che abita sì a Novate ma non in via Repubblica; avevo perso un po' l'orientamento per i vari sensi unici, ero sceso ed avevo citofonato; il portone era spalancato ed una inferriata permetteva di guardare attraverso per cui, nell'attesa, avevo sbirciato all'interno; si vedeva una grande corte con una fila di box in fondo, era buio, ma stranamente provavo una sensazione familiare. Così, una volta scesa Barbara, ho incominciato a chiederle notizie vaghe, confuse, senza avere chiaro in mente cosa volessi sapere, per arrivare alla fine a domandarle dove fosse via Repubblica; mi rispose che era dall'altra parte del caseggiato. Ero affascinato da quella corte ed improvvisamente capisco tutto; io, dall'età di 3-4 anni fino ai 15-16, andavo spesso da mia zia ed a volte, durante le feste, mi fermavo da lei anche per più giorni; non aveva figli, era rimasta vedova giovanissima di mio zio Filippo che era morto per una nefrite, ai tempi gli antibiotici non erano così usuali, e dire che lui era il medico condotto del paese... lei per me era come se fosse la mia seconda mamma, avevo un affetto smisurato, era come se la sua casa fosse la mia casa; e lei, guarda caso, abitava proprio nella casa dirimpetto a quella di Barbara, dall'altra parte del cortile; io in quel cortile, diviso da una fila di box, dall'altra parte, ci avevo passato la mia giovinezza giocando con gli altri ragazzi del caseggiato in tutti quegli anni. Non mi sembrava vero, troppo impossibile, tanto grande l'emozione; è stato un tuffo al cuore che mi ha fatto riemergere una valanga di ricordi perchè quello era il posto speciale ed incantato; le corse, la lotta con gli altri ragazzini sopra mucchi di sabbia, o sfondare la porta a vetri della cucina con un pugno e finire dritto in farmacia di sotto (non esisteva il pronto soccorso... ma questo ve lo racconto dopo...) o restare imbambolato nel vedere la figlia dei vicini di casa di mia zia, più piccola di me, Fiammetta, col suo tutu e le scarpette da ballo... studiava danza, mi affascinava la sua grazia, la ricordo bene. Ed improvvisamente mi sono ritrovato a respirare nuovamente quell'odore di casa, a rivivere l'abbraccio di mia zia quando mi vedeva arrivare, le saltavo sempre al collo, per un attimo a scrollarmi di dosso il tempo...
Poi con Barbara siamo andati a ballare, e quando siamo tornati, dopo averla riaccompagnata ho desiderato imboccare via Repubblica per vedere di nuovo la casa di mia zia: impossibile, isola pedonale; via Repubblica ha tutte le case nuove, i portici non esistono più, se mai fossi passato da quella parte non l'avrei mai riconosciuta...Be', grazie Barbara perchè abiti dall'altra parte, hai avuto una gran bella idea!!!



Ed allora devo raccontare anche quest'altra storia che rappresenta il vero inizio del lungo filo degli eventi legati alla casa di mia zia.
Mi sembra quattro o cinque anni fa d'estate eravamo a cena a casa di una nostra carissima amica di Pesaro, abita in un posto incantevole che prima o poi vi farò conoscere. Quando lei invita gli amici non si risparmia, eravamo in più di venti persone, ognuno aveva partecipato portando qualcosa, io ero addetto alle piade (fatte rigorosamente a mano da me); eravamo seduti all'interno di casa in una lunga tavolata, evidentemente fuori il tempo non era molto clemente...
Alla mia sinistra, un posto più in là, era seduta una signora che conoscevo di vista, non avevamo mai parlato, ma, essendosi ad un certo punto alzata chi stava in mezzo, attacchiamo discorso.
I convenevoli erano d'obbligo, come ti chiami (lei Rita) dove abiti (io a Cesano Maderno), ah allora siamo vicini (lei a Novate Milanese),
"ma che coincidenza, mia zia abitava a Novate nella strada che porta alla stazione",
"veramente una coincidenza, anche io abito nella strada che porta alla stazione", mi dice pure il numero ma mi dice poco.
"Mia zia si chiamava Massara di cognome",
"coincidenza, come il cognome del medico condotto di Novate".
"mia zia era sua moglie, non erano parenti ma avevano lo stesso cognome",
"ma allora mio padre la conosceva,,,",
"perchè, che faceva tuo padre?",
"era il farmacista di Novate Milanese, sai una volta nei paesi il medico condotto e il farmacista andavano a braccetto!"
Tanto bastava... ho già raccontato che avevo sfondato involontariamente la porta a vetri della cucina di mia zia con un pugno e che ero finito in farmacia di sotto, avevo quattro anni e suo padre era dunque il malcapitato che, sanguinando io come un vitello al macello con una profonda ferita dal polso al gomito, aveva cercato di "cucirmi i punti"...
Ricordo ancora la scena di quella meravigliosa farmacia piena di teche di vetro, boccette, boccettine e cose varie, il farmacista in camice bianco che si avvicina con l'ago di sutura col filo già infilato nella cruna... per me quella vista equivaleva al drappo rosso sventolato davanti al muso di un toro, avevo un pessimo rapporto con gli aghi di qualsiasi misura e dimensione... Ricordo solo la mia fatidica frase dopo avere afferrato la boccetta di vetro di tintura di iodio (evidentemente con la mano sinistra...) poggiata su un carrello vicino all'immancabile ovatta; "se mi toccate sfascio tutto...". Inutili i tentativi di mia zia, del farmacista di portarmi alla ragione mentre gocciolavo sangue dappertutto, per cui alla fine dopo una bella disinfettata mi appiccica dei cerotti per rabberciare alla belle e meglio la ferita la cui cicatrice, naturalmente, ho ancora adesso, con un bella fasciatura finale di garza e braccio al collo...
Lei, Rita, ancora allora lavorava nella stessa farmacia, e così continuiamo a chiacchierare, parliamo del più e del meno, quella coincidenza impossibile sembrava veramente irripetibile... ma le strade della vita a volte sono ancora più contorte...
Per cui ad un certo punto mi dice che al rientro a Milano sarebbe andata a farsi vistare dal suo medico di famiglia, dottor Salerno... trasecolo!
"Dottor Salerno? Ma quanti anni ha?"
"Ah, più di ottanta..."
Be', il dottor Salerno, evidentemente amico di mio zio Filippo, veniva a visitarmi da quando io avevo tre anni; soffrivo di acetone e quando attaccavo a vomitare lo facevo al ritmo di ogni mezz'ora per due giorni di fila e passava solo con quelle dolorosissime punture di cortigene che odiavo per cui ci volevano quattro persone a tenermi fermo ed una a farmi l'iniezione, naturalmente dopo avermi tirato fuori da sotto uno dei mobili cui mi ero disperatamente aggrappato...

Un'ultima cosa su Novate Milanese per chi legge e conosce i luoghi: ricordo che sulla strada che portava a Novate proveniendo dalla Milano Meda c'erano due case rotonde a forma di fungo, (sì, avete letto bene, quei bei funghi con la testa rossa a punti bianchi) piazzate proprio nel bel mezzo di un grande campo... se qualcuno le ricorda e avesse una fotografia mi piacerebbe proprio rivederle... (non mi ero fumato il cervello...lo giuro!)

3 Dicembre 2010

 
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